* O R A R I *

  Venerdì 28/11  ore 21,00
     
  Sabato 29/11  ore 21,00
     
  Domenica 30/11  ore 15,30 - 19,30



 



 

 

Un film di FREDERIC HAMBALEK

Festival di Berlino 2025

Germania - Commedia/Drammatico - 86'



 

Un film di un umorismo spietato

Un film che gioca sulla dinamica
della privacy tra genitori e figli

La SINOSSI : Dietro l’apparenza di una vita perfetta, Julia e Tobias nascondono tensioni e segreti che la loro figlia Marielle è destinata a scoprire. Quando, dopo aver ricevuto uno schiaffo, la bambina sviluppa misteriosi poteri telepatici, nessuna menzogna può più essere taciuta: ogni pensiero, ogni gesto, ogni bugia viene smascherata. Mentre la verità invade la loro quotidianità, la coppia si ritrova in un gioco di manipolazioni e recriminazioni sempre più assurdo e ironico, che mette a nudo la fragilità dei rapporti familiari e il bisogno, spesso contraddittorio, di sincerità e finzione.

«L’ispirazione iniziale per questo film mi è venuta alcuni anni fa, quando qualcuno mi ha mostrato un baby monitor con una telecamera incorporata, che all’epoca era una novità assoluta. Non ho potuto evitare di pensare che ci fosse qualcosa di sbagliato nell’immagine di quel bambino che dormiva, completamente ignaro di essere osservato. Mi sono reso conto di quanto oggi i genitori possano sorvegliare i propri figli. Quello che prima era semplicemente “tenere d’occhio” i bambini è diventato ormai una vera e propria attività di spionaggio. E per farlo, i genitori adesso hanno a disposizione tantissimi strumenti: se lo desiderano, possono praticamente mettere in piedi un sistema di sorveglianza totale sui propri figli. Sulla scorta di queste considerazioni, ho iniziato a chiedermi: cosa succederebbe se si invertisse questa dinamica di potere? Cosa farebbero i genitori se fossero monitorati dai propri figli? Questo pensiero ha sollevato molte domande nella mia mente, sulla privacy, su come i genitori si relazionano con i propri figli e viceversa, sulle strutture di potere che esistono e che cambiano all’interno di una famiglia.» (Frédéric Hambalek)
«È lodevole il modo in cui Hambalek ha trasformato questo semplice aneddoto in un lungometraggio senza farlo sembrare noioso o ridondante. Hambalek dimostra l’efficacia della sua abilità registica costruendo una tensione comica discreta, che ha suscitato molte risate spontanee durante la proiezione per la stampa. Aggiungendo altri strati al concetto iniziale, Hambalek crea un film piacevole, con un’interpretazione notevole e ricca di sfumature da parte di Julia Jentsch.» (Ola Salwa, Cineuropa.org)

La RECENSIONE : La famiglia, il matrimonio, i figli: sono una splendida avventura, ma anche una realtà complessa. È risaputo che la vita di coppia sia difficile da mantenere salda e che, spesso, la routine quotidiana possa diventare profondamente noiosa. Le dinamiche che si instaurano tra genitori e figli adolescenti rappresentano poi un momento estremamente delicato. Lo Schiaffo di Frédéric Hambalek – presentato alla 75ª edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino e prossima nelle sale dal 27 novembre. – mette in scena un vero e proprio esperimento, scegliendo come “cavia” una famiglia borghese, ponendola di fronte a un problema insolito: la loro figlia vede tutto ciò che fanno.
Dietro l’apparenza di una vita perfetta – quella di Julia, Tobias e della loro figlia adolescente Marielle – si nascondono piccoli segreti e tensioni irrisolte. Tutto cambia quando un improvviso schiaffo scatena in Marielle misteriosi poteri telepatici: da quel momento nessuna bugia può più rimanere nascosta. Ogni pensiero non detto, ogni gesto ambiguo, ogni falsità viene immediatamente messa a nudo. Con la verità che irrompe senza filtri nella loro quotidianità, la famiglia viene messa alla prova duramente. Lo schiaffo, che apre il film, diventa una sorta di risveglio, un richiamo brutale alla verità. Marielle si trasforma in una presenza soprannaturale, un’entità davanti alla quale i genitori non possono più distogliere lo sguardo. La bambina incarna ciò che Julia e Tobias cercano disperatamente di ignorare, mettendo in crisi le loro certezze e, soprattutto, le loro maschere. In questa storia è Julia a soffrire di più di tutti: non sopporta la monotonia di una routine priva di stimoli e di un rapporto che sembra essersi spento. Lo schiaffo e il dono (o condanna) di Marielle che ne scaturisce, diventano il pretesto per trasformare la vicenda in un vero esperimento sociale. Di solito sono i genitori a controllare i figli, a spiarli, a voler gestire le loro vite nei minimi dettagli, ma siamo davvero sicuri che a nascondere di più siano i ragazzi? O, piuttosto, gli adulti?
La regia sottolinea questo ribaltamento attraverso primi piani – che dividono la pellicola – sulla bambina, mostrata quasi come una piccola divinità, una sorta di entità onniveggente dalla quale non si può fuggire. Julia e Tobias sono incatenati davanti alla verità, metafora estrema di quello che spesso i figli inevitabilmente mostrano ai genitori. Del resto, i figli vedono, sentono, percepiscono sempre tutto e la “famiglia perfetta” è spesso solo un’illusione costruita dagli adulti che non fa altro che male. Le riprese sono affascinanti e i silenzi – a tratti quasi fastidiosi – amplificano la tensione. Si percepisce persino lo scricchiolio del parquet quando la camera a mano segue i personaggi come un occhio invisibile che li osserva. Il risultato è un film essenzialmente drammatico, con qualche lieve momento di sorriso che forse avrebbe potuto essere approfondito per rendere la pellicola più  tragicomica o “divertente”. Rimane comunque un’opera interessante, dal pretesto narrativo vincente facendo riflettere su come lo sguardo dei giovani spesso induce gli adulti a interrogarsi su cose che mai avrebbero considerato, rivelando una saggezza inattesa.  (di Irene Cortese - HotCorn)