* O R A R I *

  Giovedì 28/5   Chiuso
     
  Venerdì 29/5   Ore 21,00
     
  Sabato 30/5   Ore 21,00
     
  Domenica 31/5   Ore 17,00 - 19,00
     
  Lunedì 01/6   Ore 19,00
     
  Martedì 02/6   Ore 17,00 - 19,00

 







 


Un film di
EVA LIBERTAD

Spagna - Drammatico - 100'

Il film è sottotitolato anche in Versione Doppiata
per le Persone non-udenti




Miglior film nella Sezione 'Panorama'
al festival di Berlino

Candidato a 7 Premi Goya
Vincitore di 3
Premi Goya

 

La TRAMA : Il film diretto da Eva Libertad, racconta la storia di Ángela (Miriam Garlo), una donna sorda che aspetta una figlia dal compagno Héctor (Álvaro Cervantes).
La gravidanza porta con sé non solo l’attesa e la gioia, ma anche una serie di interrogativi sul futuro rapporto con la bambina e sulla possibilità di crescerla in un mondo pensato quasi esclusivamente per chi sente. La quotidianità della coppia è fatta di un fragile equilibrio, una rete di relazioni tra cui amici in gran parte sordi, e dai genitori udenti di Ángela, che faticano a comprendere davvero la prospettiva della figlia e insistono perché si adatti a una normalità che non le appartiene.
Con la nascita della bambina, la bolla protettiva in cui la coppia viveva si incrina. Emergono paure, incomprensioni e dubbi. Ángela teme di non riuscire a entrare in sintonia con la figlia e con il mondo che la circonda, mentre il rapporto con Héctor è costretto a ridefinirsi in una nuova e complessa dimensione. Affrontando la maternità, Ángela si confronta con un senso di inadeguatezza che non nasce da lei, ma da una società incapace di offrire reali strumenti di inclusione. Héctor è un compagno amorevole e solidale, e le resta sempre accanto in questo percorso di trasformazione.
Un ritratto intimo e potente di una donna che rivendica il diritto di essere madre alle proprie condizioni, e una riflessione sensibile sulle dinamiche di coppia, sulla disabilità e sull’urgenza di ripensare il mondo da prospettive troppo a lungo ignorate.


La RECENSIONE : Oltre La famiglia Beliér – e il relativo remake, il fortunato CODA: I segni del cuore – c’è Sorda (Il silenzio degli altri nell’edizione italiana) lungometraggio d’esordio della spagnola Eva Libertad, presentato nella sezione Panorama di Berlino 75. Che sin dal titolo si prende carico della disabilità e non solo la fa vedere ma anche “sentire”. Il tasso di verità più che di realismo è garantito dall’interpretazione di Miriam Garlo, sorella della regista e attrice non udente che al suo personaggio, Ángela, porta in dote l’esperienza personale: quella della maternità, qui raccontata attraverso lo spettro di chi deve fare i conti con un mondo che non sintonizzato sulle onde di chi non sente.
Con leggerezza e serietà, Sorda affronta l’ansia di due genitori (il compagno della protagonista è udente) che non sanno ancora se la bambina in arrivo ci sentirà o meno. È un travaglio emotivo che anticipa quella fisiologico e che si prolunga anche dopo il parto, poiché per capire il destino della neonata bisogna aspettare qualche mese. Così l’avventura della gravidanza procede di pari passo con quella di una coppia alle prese con una società che non è su misura di tutti.
Sorda
germoglia dal cortometraggio omonimo, con l’obiettivo di abbracciare con maggiore intensità la condizione di Ángela – e, va da sé, di Garlo – e studiare la complessità del rapporto tra udenti e non udenti, sospeso tra adesione emotiva, involontario pietismo e sottovalutazione del disagio. Libertad si incarica della sfida e scandaglia il mistero individuando nel silenzio stesso un rumore di fondo che crea straniamento e dolore, trovando nel “coro” che si muove attorno ad Ángela la chiave d’accesso a una bolla altrimenti inscalfibile.
Ed è il rapporto tra Gallo e Libertad a contribuire a un disegno dei comprimari così preciso, dall’empatico partner (Álvaro Cervantes) ai genitori, costruendo uno spaccato familiare che non ha la pretesa di dare voce a una comunità ma di restituire un’esperienza particolare nonché personale, senza ricorrere ai cliché del sordo funzionale alla storia e alla retorica della privazione come ricchezza.
In questo senso Sorda è un film accessibile e caldo, davvero comprensibile a ogni latitudine, che sbroglia la matassa senza enfatizzare il dramma, arrivando infine a un epilogo dilaniante e non privo di angoscia perché in ascolto dell’alienante panorama sonoro della protagonista.
(di Lorenzo Ciofani - Cinematografo)