ORARI

  Sabato 28/01   Ore 19,00
     
  Domenica 29/01   Ore 20,30

 

 

 




 


 


Regia di LOUIS GARREL

Francia - 100' - Commedia



Commedia ben riuscita d'amore e di rapine
per la quarta regia di un Louis Garrel sempre più maturo.


La SINOSSI : L'Innocente, il film diretto da Louis Garrel, racconta la storia di Sylvie (Anouk Grinberg) e Abel (Louis Garrel), madre e figlio che si ritrovano in conflitto, dopo che lei decide di sposare Michel (Roschdy Zem), l'uomo di cui è innamorata e che sta per uscire di prigione. Sebbene Sylvie e il suo fidanzato abbiano piani per il futuro, come l'inizio di una nuova vita insieme e l'apertura di un negozio di fiori, Abel non è entusiasta della relazione della madre. Il ragazzo è convinto che Michel non sia onesto e non possa condurre un'esistenza lontano da criminalità e illegalità.
Deciso a far cambiare idea a sua madre e a proteggerla, Abel insieme al suo migliore amico Clémence inizia a indagare su Michel, ma il giovane presto si renderà conto come lui stesso sia costretto a deviare dalla retta via...


La RECENSIONE di Paolo Mereghetti

A essere un attore bravo e bello si rischia di non venir considerato al giusto livello quando ci si misura anche con la regia. È quello che è successo a Louis Garrel, sicuramente uno degli interpreti più conosciuti e affermati nel cinema francese post-Depardieu, ma anche un regista sensibile e innovativo, capace di non farsi imprigionare dalle regole del genere (fossero anche quelle del «film d’autore») in nome di una libertà creativa che sa sorprendere e divertire. Lo aveva già dimostrato con le sue regie precedenti — «Due amici» (2015), «L’uomo fedele» (2018) e «La crociata» (2021) — ma strappa veramente l’applauso con quest’ultimo «L’innocente».

L’avviso che come regista non vuole limitarsi al semplice resoconto della realtà lo dà fin dalla prima scena dove quella che sembra una drammatica confessione si rivela invece una ironica dimostrazione di recitazione: siamo in una prigione e Michel (Roschdy Zem) sta provando un monologo sotto gli occhi di altri detenuti e di quelli, molto più partecipi, di Sylvie (Anouk Grinberg), ex attrice che insegna teatro ai carcerati. E che nella scena successiva se lo sposa — veramente — tra le sbarre della prigione, in attesa dell’agognata libertà provvisoria.

È adesso che entra in campo Garrel attore, oceanografo che spiega le bellezze dell’acquario di Lione ai visitatori e che non sembra darsi pace per i colpi di testa della madre, non nuova — scopriamo — a innamorarsi dei suoi allievi-detenuti. Questo poi se l’è anche sposato e quando Michel può finalmente tornare libero la coppia decide di aprire un negozio di fiori. Non per questo tranquillizzando Abel, che inizia a spiare l’ex galeotto, convinto che nasconda chissà quali segreti, e coinvolgendo nei pedinamenti Clémence (Noémie Merlant), collega di lavoro ma soprattutto miglior amica di sua moglie, prematuramente scomparsa.

Chi ha visto le precedenti opere di Garrel ritroverà anche qui i caratteri distintivi del suo personaggio (che si chiama Abel in tutti i film): un maschio fragile e nevrotico, votato all’infelicità, un po’ stralunato e molto pasticcione, le cui insicurezze risaltano ancora di più a confronto con il decisionismo un po’ irresponsabile di Clémence. Ma quella che poteva sembrare una commedia familiare (con qualche reminiscenza autobiografica: la mamma di Garrel, Brigitte Sy, aveva tenuto corsi per vent’anni ai carcerati e ne aveva sposato uno), cambia all’improvviso marcia e diventa un noir con inedite sfumature melodrammatiche.

Abel scopre che Michel è «costretto» a partecipare a un ultimo colpo — un furto all’ingrosso di caviale — e finisce per farsi coinvolgere con Clémence: insieme i due dovranno fingere di essere una coppia di innamorati in crisi per distrarre il guidatore del camion da svaligiare (Yaniusse Kebbab) e permettere a Michel e al suo socio (Jean-Claude Pautot, un vero ex detenuto) di fare il colpo. Ma siamo sicuri che il piano studiato perfettamente non si trasformerà in qualcosa di inatteso?

Scivolando dal ritratto di costume al film di genere ai giochi d’amore, da Truffaut a Philippe De Broca (ricordate «L’uomo di Rio?») fino a Marivaux, e sempre con una leggerezza e un’eleganza principesche, senza mai voler sottolineare la propria bravura ma quasi preoccupato di non farla notare (un procedimento che ne richiede il doppio di bravura e che molti registi di casa nostra dovrebbero imparare), Garrel, che firma anche la sceneggiatura con Tanguy Viel e Naïla Guiguet, accompagna il film attraverso continui colpi di scena sottolineati da una colonna sonora che passa da Nannini a Catherine Lara all’Adagio di «Anonimo Venezian»o con una freschezza di invenzioni e una delicatezza di regia che esaltano il piacere dello spettatore.

E per non rovinare la sorpresa non dico altro sul sottile scambio tra realtà e finzione, tra sentimenti e passioni con cui Abel e Clémence si troveranno a fare i conti durante il furto. «Une comédie jubilatoire» si è detto in Francia, ed è la sensazione con cui si esce da questa proiezione, contenti di aver visto un film sorprendente, divertente e intelligente.