MERCOLEDI 18 MARZO ore 21,00

Un film di Gabriele Muccino

Con Stefano Accorsi, Miriam Leone,
Claudio Santamaria e Carolina Crescentini


Italia - Drammatico - 114'



 

Il nuovo film di Gabriele Muccino
è una svolta «alla Woody Allen»


Il nuovo film con Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria e Carolina Crescentini non è il solito film di Muccino ma ha qualcosa in più

Trama : Le Cose non Dette, il film diretto da Gabriele Muccino, si muove tra Roma e Tangeri, due luoghi lontani e speculari, dove una vacanza diventa il terreno fragile su cui si incrinano equilibri solo apparentemente solidi.
Carlo (Stefano Accorsi) ed Elisa (Miriam Leone), coppia affermata ma emotivamente stanca, partono insieme agli amici Anna (Carolina Crescentini) e Paolo (Claudio Santamaria) e alla giovane Vittoria (Margherita Pantaleo) in cerca di una pausa che somigli a un nuovo inizio. Ma il viaggio, invece di offrire risposte, porta a galla silenzi, desideri inespressi e verità rimaste sospese. Tra sguardi che tradiscono, ruoli che vacillano e legami che si ridefiniscono, il gruppo è costretto a confrontarsi con ciò che ha sempre evitato di nominare.
L’arrivo di
Blu (Beatrice Savignani), giovane studentessa di Carlo, introduce una tensione inattesa: la sua presenza rompe le maschere, mette in crisi le certezze degli adulti e accende un doppio triangolo affettivo che trascina tutti verso un punto di non ritorno. Nel caldo immobile del Marocco, le fragilità emergono senza difese: l’amore si confonde con la paura, il controllo con il bisogno, la lucidità con la rinuncia.
Attraverso lo sguardo di Elisa, narratrice silenziosa e ferita, il film esplora la distanza tra ciò che si desidera e ciò che si riesce davvero a vivere. Perché basta una crepa minuscola per far crollare tutto, e perché forse non conosciamo mai davvero chi abbiamo accanto, nemmeno quando lo chiamiamo amore.

Recensione : Se nel titolo di questo articolo avete visto Le cose non dette,
il nuovo film di Gabriele Muccino, e Woody Allen nella stessa frase non dovete allarmarvi: il nostro non è un paragone di contenuto, ma di contesto. Torniamo indietro ai primi anni Duemila: è da tempo che la critica e il pubblico rimproverano a Woody Allen di fare sempre gli stessi film, tutti rivolti con lo stesso sguardo verso le solite cose, tant'è che i vari La maledizione dello scorpione di giada e i Melinda e Melinda vengono accolti tiepidamente un po' da tutti. Woody Allen è finito, scrivono i giornali dell'epoca al punto che, quando nel 2005 esce Match Point, tutti sono convinti che sia la solita minestra riscaldata: niente di più lontano dal vero visto che, con Match Point, Woody Allen è riuscito a dare una lezione a tutti quelli che pensavano che non fosse in grado di uscire dal suo solito registro di nevrastenie e insicurezze. Match Point, un film pulito, chirurgico, crudele e privo dei soliti guizzi brillanti alla Allen, ha dimostrato che Woody poteva ancora stupire e stupirsi: da qui il paragone con Gabriele Muccino che, con Le cose non dette, ha scelto, per citare una frase che il direttore di Vanity Fair Simone Marchetti pronuncia all'interno del film, di «spostare lo sguardo».

Sia chiaro, Muccino è sempre Muccino, e anche qui troviamo alcuni topoi molto cari alla sua filmografia, come la crisi di coppia, le ansie, le nevrosi e quel senso di disorientamento che aveva descritto così bene nell'Ultimo bacio e che qui, ne Le cose non dette, si sposta dall'asse dei trentenni a quello dei cinquantenni. La vera svolta, che a dire il vero Muccino ha approfondito anche nel suo penultimo film, Fino alla fine, è l'inserimento di una venatura thriller che non può non tenere incollato lo spettatore perché il giallo che serpeggia dai primi agli ultimi minuti del film è quello che fa capire immediatamente che è successo qualcosa di oscuro che la trama prima o poi svelerà. La premessa è interessante: due coppie di amici, Carlo (Stefano Accorsi) ed Elisa (Miriam Leone) e Paolo (Claudio Santamaria) e Anna (Carolina Crescentini), decidono di concedersi una vacanza a Tangeri in Marocco per provare a distrarsi dai problemi della loro vita o, quantomeno, a metterli in stand-by per qualche giorno. Ognuno di loro a Tangeri spera di trovare qualcosa di diverso: Elisa cerca, per esempio, di ritrovare l'ispirazione e la voglia di riprendere in mano ciò che ha dopo aver tentato a lungo e invano di diventare madre; Paolo spera che la moglie Anna allenti la presa sulla loro figlia tredicenne Vittoria e torni a essere la donna di cui si era innamorato, e Carlo cerca di capire come uscire da un impasse sentimentale non proprio di secondo piano.
Da circa otto mesi, infatti, Carlo, che è un professore universitario,
ha una relazione con una sua giovane studentessa di nome Blu (Beatrice Savignani): un po' come l'altro Carlo dell'Ultimo bacio, tutto parte dal desiderio di evadere e di divertirsi fino a quando la ragazza non si innamora, sogna un futuro con lui e inizia a fargli pressioni affinché molli tutto e inizi una nuova vita con lei. A Tangeri, però, Carlo scopre di non essere pronto a mandare tutto all'aria perché ama ancora profondamente Elisa, solo che, quando scopre che Blu lo ha raggiunto lì, in Marocco, minacciandolo di raccontare la verità, le cose iniziano a scricchiolare e Le cose non dette prende effettivamente quota. Insieme alla bravura di tutti e cinque i protagonisti - da segnalare soprattutto la razionalità del personaggio di Santamaria e l'isteria del personaggio di Crescentini, molto mucciniano nella sua natura estrema e a tratti grottesca che non può non generare una risata nel pubblico - a funzionare del film, che è prodotto da Lotus Production con Rai Cinema e ispirato al romanzo Siracusa di Delia Ephron (che firma la sceneggiatura insieme a Muccino), è soprattutto l'imprevedibilità di quello che succederà e come i protagonisti usciranno dalla storia. In questo il film sorprende così come sorprende Muccino, che qui dà prova di non essere solo bravissimo a raccontare i conflitti famigliari e relazionali ma anche di tratteggiare un giallo ad alta tensione.  (di Mario Manca -VanityFair)