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Trama :
Le Cose non Dette, il film diretto
da Gabriele Muccino, si muove tra Roma e
Tangeri, due luoghi lontani e speculari, dove
una vacanza diventa il terreno fragile su cui si
incrinano equilibri solo apparentemente solidi.
Carlo (Stefano Accorsi)
ed Elisa (Miriam Leone),
coppia affermata ma emotivamente stanca, partono
insieme agli amici Anna (Carolina
Crescentini) e Paolo
(Claudio Santamaria) e alla giovane
Vittoria (Margherita Pantaleo)
in cerca di una pausa che somigli a un nuovo
inizio. Ma il viaggio, invece di offrire
risposte, porta a galla silenzi, desideri
inespressi e verità rimaste sospese. Tra sguardi
che tradiscono, ruoli che vacillano e legami che
si ridefiniscono, il gruppo è costretto a
confrontarsi con ciò che ha sempre evitato di
nominare.
L’arrivo di Blu (Beatrice Savignani),
giovane studentessa di Carlo, introduce una
tensione inattesa: la sua presenza rompe le
maschere, mette in crisi le certezze degli
adulti e accende un doppio triangolo affettivo
che trascina tutti verso un punto di non
ritorno. Nel caldo immobile del Marocco, le
fragilità emergono senza difese: l’amore si
confonde con la paura, il controllo con il
bisogno, la lucidità con la rinuncia.
Attraverso lo sguardo di Elisa, narratrice
silenziosa e ferita, il film esplora la distanza
tra ciò che si desidera e ciò che si riesce
davvero a vivere. Perché basta una crepa
minuscola per far crollare tutto, e perché forse
non conosciamo mai davvero chi abbiamo accanto,
nemmeno quando lo chiamiamo amore.
Recensione : Se nel titolo di questo articolo
avete visto Le cose non dette,
il nuovo film di Gabriele Muccino,
e Woody Allen nella stessa frase non dovete
allarmarvi: il nostro non è un
paragone di contenuto, ma di contesto.
Torniamo indietro ai primi anni Duemila: è da
tempo che la critica e il pubblico rimproverano
a Woody Allen di fare sempre gli stessi film,
tutti rivolti con lo stesso sguardo verso le
solite cose, tant'è che i vari La
maledizione dello scorpione di giada e i
Melinda e Melinda vengono accolti
tiepidamente un po' da tutti. Woody Allen è
finito, scrivono i giornali dell'epoca al punto
che, quando nel 2005 esce Match
Point, tutti sono convinti che
sia la solita minestra riscaldata: niente di più
lontano dal vero visto che, con Match Point,
Woody Allen è riuscito a dare una
lezione a tutti quelli che pensavano
che non fosse in grado di uscire dal suo solito
registro di nevrastenie e insicurezze. Match
Point, un film pulito, chirurgico, crudele
e privo dei soliti guizzi brillanti alla Allen,
ha dimostrato che Woody poteva ancora stupire e
stupirsi: da qui il paragone con
Gabriele Muccino che, con Le
cose non dette, ha scelto, per citare una
frase che il direttore di Vanity Fair
Simone Marchetti pronuncia all'interno del film,
di «spostare lo sguardo».
Sia
chiaro, Muccino è sempre Muccino,
e anche qui troviamo alcuni topoi molto cari
alla sua filmografia, come la crisi di coppia,
le ansie, le nevrosi e quel senso di
disorientamento che aveva descritto così bene
nell'Ultimo bacio e che qui, ne Le
cose non dette, si sposta dall'asse dei
trentenni a quello dei cinquantenni. La vera
svolta, che a dire il vero Muccino ha
approfondito anche nel suo penultimo film,
Fino alla fine, è l'inserimento
di una venatura thriller che non può
non tenere incollato lo spettatore perché il
giallo che serpeggia dai primi agli ultimi
minuti del film è quello che fa capire
immediatamente che è successo qualcosa di oscuro
che la trama prima o poi svelerà. La premessa è
interessante: due coppie di amici,
Carlo (Stefano Accorsi) ed Elisa (Miriam Leone)
e Paolo (Claudio Santamaria) e Anna (Carolina
Crescentini), decidono di concedersi una vacanza
a Tangeri in Marocco per provare a distrarsi dai
problemi della loro vita o, quantomeno, a
metterli in stand-by per qualche giorno.
Ognuno di loro a Tangeri spera di
trovare qualcosa di diverso: Elisa
cerca, per esempio, di ritrovare l'ispirazione e
la voglia di riprendere in mano ciò che ha dopo
aver tentato a lungo e invano di diventare
madre; Paolo spera che la moglie Anna allenti la
presa sulla loro figlia tredicenne Vittoria e
torni a essere la donna di cui si era
innamorato, e Carlo cerca di capire
come uscire da un impasse sentimentale
non proprio di secondo piano.
Da circa otto mesi, infatti, Carlo, che è un
professore universitario, ha una
relazione con una sua giovane studentessa di
nome Blu (Beatrice Savignani): un
po' come l'altro Carlo dell'Ultimo bacio,
tutto parte dal desiderio di evadere e di
divertirsi fino a quando la ragazza non si
innamora, sogna un futuro con lui e inizia a
fargli pressioni affinché molli tutto e inizi
una nuova vita con lei. A Tangeri,
però, Carlo scopre di non essere pronto a
mandare tutto all'aria perché ama
ancora profondamente Elisa, solo che, quando
scopre che Blu lo ha raggiunto lì, in Marocco,
minacciandolo di raccontare la verità, le cose
iniziano a scricchiolare e Le cose non dette
prende effettivamente quota. Insieme alla
bravura di tutti e cinque i protagonisti
- da segnalare soprattutto la razionalità del
personaggio di Santamaria e l'isteria del
personaggio di Crescentini, molto mucciniano
nella sua natura estrema e a tratti grottesca
che non può non generare una risata nel pubblico
- a funzionare del film, che è prodotto da Lotus
Production con Rai Cinema e ispirato
al romanzo Siracusa di Delia Ephron
(che firma la sceneggiatura insieme a Muccino),
è soprattutto l'imprevedibilità di quello che
succederà e come i protagonisti usciranno dalla
storia. In questo il film sorprende così come
sorprende Muccino, che qui dà prova di non
essere solo bravissimo a raccontare i conflitti
famigliari e relazionali ma anche di
tratteggiare un giallo ad alta tensione.
(di Mario Manca -VanityFair) |