MERCOLEDI 13/5 ore 21,00
in Originale Sottotitolato


* RESURRECTION *




 

Un film di  BI GAN

Cina - 156'



PREMIO SPECIALE della GIURIA
al FESTIVAL di CANNES

In un mondo in cui l’umanità ha barattato la sua capacità di sognare con l’immortalità, un giovane sognatore intraprende un’odissea onirica attraverso le epoche e i generi. Una ragazza, determinata a scoprire la realtà che si nasconde tra le pieghe del sogno, lo segue nelle sue peregrinazioni.
Il visionario maestro del cinema cinese Bi Gan firma un capolavoro cinefilo ipnotico, potente e immaginifico che trascende ogni confine, una maestosa ode al cinema come portale aperto sull’inconscio e àncora di salvezza, Premio speciale della Giuria al Festival di Cannes.

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In un mondo in cui rinunciando a sognare si può essere immortali, c’è chi non cede. C’è chi alla possibilità di reinventarsi in eterno preferisce consegnarsi alla morte, pur di non smettere di immaginare. Il piacere dell’illusione supera il desiderio della vita. È questa la premessa dell’ultimo film del regista Bi Gan, Resurrection (trailer). Vincitore del Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes del 2025, il cineasta cinese accompagna lo spettatore in una dimensione inedita e intrigante, dopo l’onirico viaggio di Long Day’s Journey into Night.

Bi Gan opera un brillante parallelismo tra la settima arte ed il mondo dei sogni, da sempre storicamente intrinseci l’uno all’altro. Sembra essere perfettamente consapevole del potere evocativo e trasformativo che il cinema può avere sui suoi spettatori e ne fa un uso strutturato nella storia di Resurrection. Il film si articola infatti in quattro racconti, attraverso cui un “delirante”, cioè un sognatore, perde progressivamente i cinque sensi, annegandosi nell’illusione come ha sempre amato fare. Ogni episodio è autoconclusivo e viaggia attraverso i tempi e i generi. Da un noir in cui detective e carnefice si inseguono lungo binari di un treno fantasmatico a una storia di vampiri ambientata allo scoccare dell’anno 2000, viaggiamo attraverso la mente del delirante in mondi sconosciuti ed affascinanti. A guidarne i sogni c’è una figura femminile, intrigata dalla determinazione del delirante nel continuare a sognare, pur non riuscendo a spiegarsela.

È apparentemente complesso comprendere quale elemento metta in relazione tutti questi racconti. Il filo conduttore è forse da ritrovare nel potere stesso dell’arte cinematografica. Bi Gan non desidera infatti narrarci semplicemente delle storie, ma vuole farci capire il potere che esse possono avere sulla nostra anima. Riconoscere cioè i motivi per cui il delirante si ostina così tanto a soffrire andando incontro alla morte pur di non smettere di sognare. Per far ciò, il regista cinese, che è anche fotografo, sceneggiatore e poeta, fa un vero e proprio viaggio attraverso la storia del cinema.

Già a partire dalle prime scene si possono distinguere dei netti riferimenti al cinema primitivo, prima di arrivare ad una inequivocabile citazione da L’Innaffiatore innaffiato. Non è però un rimando fine a se stesso, in quanto il corto dei fratelli Lumière torna anche nell’ultima storia, proiettato in una piazzetta prima dello scocco della mezzanotte, come a simboleggiare il valore eterno di quell’opera d’arte. Da lì, Bi Gan sembra voler intraprendere sempre più un percorso nella magia del movimento realizzato dalla macchina da presa, fino a culminare nell’ultima storia con un piano sequenza di quasi 33 minuti. Non estraneo a questa tecnica, utilizzata già nel precedente Long Day’s Journey into Night, l’effetto ottenuto è ampiamente suggestivo e quasi toccante nel suo impegno artistico. L’intera opera trasuda di una dedizione meticolosa al fine di fornire una resa dell’immagine che dimostri a pieno la potenza dello strumento cinematografico.